L'AQUILA. DAL 1835
La tradizione di Sorelle Nurzia prosegue ancora oggi, grazie all'entusiasmo che gli eredi hanno continuato a infondere all'attività. È anche merito della famiglia Farroni se la qualità e l'artigianalità di allora si mantengono intatte.
Con il tempo, sotto il segno della tradizione Nurzia, è nata una vasta gamma di prodotti genuini e prelibati. Non solo torrone, negli anni differenziato in molteplici gusti e sfumature, ma anche pasticceria: gli amaretti morbidi alle mandorle, i deliziosi cantuccini con le gocce di cioccolato, la fragrante crostata con marmellata di marasche. E negli anni Duemila, adeguandosi all'evoluzione del mercato dolciario, il panettone soffice e gustoso e il pandoro, lievitato naturalmente secondo tradizione.
TRADIZIONE E INNOVAZIONE
Prodotti nuovi, sapori antichi.
LE ORIGINI
Il coraggio di Gennaro.
Coraggio, audacia e grandissime abilità artigianali: di questo si armò Gennaro Nurzia quando, a cavallo tra il 1700 e il 1800, partì alla volta dell'Aquila, lasciandosi alle spalle la sua Arischia, graziosissimo paese ai piedi del Gran Sasso, dove le tradizioni hanno ancora un sapore antichissimo.
A L'Aquila, allora centro operosissimo di un'economia a base pastorale, intraprese l'attività di distillatore di liquori: apprezzatissima divenne una "China" di sua produzione. Ma il suo spirito d'iniziativa non aveva confini e, a poco a poco, l'attività si allargò alla produzione dolciaria, dando vita ai "prodotti Nurzia", la cui fama valicò i confini della nazione.


LA SVOLTA
L'ingrediente magico di Ulisse.
Fu Ulisse Nurzia, nipote di Gennaro, a dare nuovo impulso all'iniziativa dello zio. Il suo ingegno era vulcanico: nel suo piccolo laboratorio lavorava fino a notte tarda, con l'ansia inesausta di creare sapori e gusti nuovi.
Nacque così il torrone Nurzia tenero al cioccolato, una vera rivoluzione. All'epoca dominava il classico bianco tipo Cremona: saporito e friabile, ma di difficoltosa masticazione a causa della notevole durezza. Ulisse aggiunse agli ingredienti base, miele, mandorle e bianco d'uovo, il cioccolato: un prodotto pregiato, dall'eccelso sapore ed esotico profumo, proveniente dalle piantagioni del Brasile, che esaltava le caratteristiche organolettiche dell'impasto.
UN PRODOTTO ICONICO
Tenero, ma a frattura netta.
Restava il problema tecnicamente più difficile da risolvere: la durezza. Ulisse inventò una "formula magica", un segreto di lavorazione che, attraverso una particolare "manicatura" degli ingredienti, gli permise di ottenere un prodotto tenero e, insieme, a frattura netta.
È per questa particolarità, oltre che per l'aggiunta del cioccolato, che gli intenditori includono il torrone Nurzia tenero al cioccolato nel novero dei prodotti fini e pregiati.
ELEMENTI INSOSTITUIBILI
Aria e acqua del Gran Sasso.
A quei tempi la pubblicità si faceva con la sola qualità dei prodotti, e in pochi anni la notorietà del nuovo torrone divenne dilagante. Fu così che società e imprenditori dell'epoca chiesero a Ulisse di cedere il marchio e la ricetta.
Si lasciò tentare dalla prospettiva di un mercato più ampio e, agli inizi del secolo, trasferì la propria attività in uno stabilimento a Milano, in via Iommelli. Ma quando iniziò la produzione, il torrone Nurzia non veniva: diverso il sapore, quasi assente la consistenza, spesso impossibile persino il confezionamento. A mancare erano due ingredienti speciali, l'aria dell'Aquila e l'acqua del Gran Sasso: solo con questi si poteva ottenere un prodotto così particolare e di gusto raffinato.
Il ritorno nella sua città fu inevitabile. Ed era anche un ritorno alla tradizione artigianale: la sola capace di custodire, nei prodotti, i sapori e gli odori delle buone e genuine cose di casa.
UNA STORIA CHE CONTINUA
Ciò che siamo oggi.
Sorelle Nurzia è ancora questo: una realtà artigianale dell'Aquila, dove ogni dolce nasce dalle stesse mani e dalla stessa cura di sempre. Il torrone tenero al cioccolato, l'invenzione che ci ha resi riconoscibili, resta il cuore della produzione, accanto a una famiglia di dolci che parla la stessa lingua: amaretti morbidi, cantuccini, crostate, panettone e pandoro.
Quella cura arriva fino all'ultimo dettaglio: incarti originali, fatti a mano, pensati con la stessa attenzione riservata a ciò che contengono. Perché anche il modo in cui un dolce si presenta fa parte del suo sapore.
La ricetta, invece, è cambiata pochissimo, e non per caso. C'è ancora l'aria dell'Aquila, c'è ancora l'acqua del Gran Sasso, e c'è una famiglia che continua a fare le cose come si facevano allora: perché è l'unico modo che conosciamo per farle bene.
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